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Road to... Avellino

di Redazione TTP
Fonte: Wikipedia, Informagiovani
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Avellino e Potenza sono abbastanza simili come territorio e tipologia di città, ma nel basket e nel calcio la città irpina ha però una storia e una tradizione molto differente. Lo sport avellinese è ben radicato anche nella provincia e questo ha permesso alle squadre cittadine di raggiungere traguardi importanti. Per un decennio la città è stata l'unica antagonista campana del Napoli in serie A e questo ha creato un bacino di tifosi e simpatizzanti notevole, esteso anche nelle province limitrofe. Inoltre, i successi sportivi hanno permesso al capoluogo di essere conosciuto anche a livello internazionale e di poter disporre di impianti di alto livello come il Palasport Giacomo Del Mauro che ha può ospitare 5.300 persone, palcoscenico per 19 anni della Serie A di basket con gare di Eurolega e di Champions League grazie alla Scandone e lo stadio Partenio-Lombardi che è stato ribalta di 10 stagioni di serie A e 19 di serie B.

Avellino è la quattordicesima città della Campania per popolazione con i suoi 53 840 abitanti (66.769 Potenza), ha un'estensione di 30,55 km², una delle più piccole della regione, (Potenza, 175,43 km²), ed è situata a 348 m s.l.m. (Potenza è a 819 m s.l.m.). La città dista 59.3 km dal capoluogo di regione Napoli, 36.5 km da Salerno, 60.2 km da Caserta, 32.4 km da Benevento e 132 km da Potenza.

LA STORIA. Fondata dagli Irpini, il nucleo originario della città, Abellinum, si formò sulla collina della Civita, dove sono stati trovati numerosi reperti archeologici, in territorio dell'odierna Atripalda (centro di 10.968 abitanti a circa 4 km da Avellino). Testimonianze archeologiche attestano la presenza sulla Civita di un importante centro pre-romano, presumibilmente di origine etrusco-campana e di lingua osca, risalente almeno al IV secolo. In Epoca romana, quando nell'89 a.C. Silla occupò Pompei, Ercolano, Stabia, Eclano, Abella e Abellinum che non costituiva ancora un vero e proprio centro urbano. Furono proprio le truppe di Silla ad avviare l'edificazione di una vera città. In Età Augustea ebbe un notevole sviluppo che si consolidò in Epoca cristiana nel corso della quale emerge la figura del vescovo Sabino. In Epoca medievale la città fu addirittura abbandonata con l'arrivo dei Longobardi per risorgere sotto i Normanni, passa poi alla signoria di Maria de Cardona e Feudo dei Caracciolo, la città ha vissuto i moti carbonari di Napoli, un pesante bombardamento da parte degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale e, in tempi recenti, il terremoto del 1980 che ha colpito Basilicata e Irpinia.

DA VEDERE. Le vicissitudini storiche e gli eventi disastrosi che hanno colpito la città hanno modificato molte delle strutture storiche presenti spesso ricostruite senza seguire le costruzioni precedenti. Indichiamo tra le strutture religiose il Duomo che è dedicato alla Vergine Assunta, i blocchi in pietra alla base del campanile sono quanto resta dell'originaria costruzione di epoca longobarda/normanna. La facciata è ottocentesca, l'interno è a tre navate e conserva opere d'arte quali affreschi, dipinti e arredi sacri; di rilievo vi è anche l'antichissima cripta dove si trovano sepolti i corpi di alcuni vescovi di Avellino. Particolare è la cappella di San Modestino, patrono di Avellino. Di notevole pregio la chiesa romanica di Santa Maria dei Sette Dolori (cripta del Duomo). Altre architetture religiose sono la chiesa di Santa Maria del Rifugio (1712), ancora più antica è la chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie (1580). Da segnalare la Dogana, restaurata su commissione del principe Francesco Marino Bracciolo a Cosino Fanzago dopo che lo stabile era caduto in abbandono in seguito alla peste del 1656. Particolare la storia del Palazzo de Conciliis, opera dell'architetto Maria Luigi de Conciliis nel corso del Settecento che ha accolto il giovane Victor Hugo in occasione del ricongiungimento col padre (il colonnello Joseph Léopold Sigisbert Hugo) ad Avellino, ivi trasferitosi in seguito alla nomina a Governatore militare della provincia, in sostituzione del Digonet, avvenuta agli inizi del 1808. La Torre dell'Orologio è il simbolo di Avellino, ed è un monumento in stile barocco che sovrasta la Piazza Amendola, dove si trova il Palazzo della Dogana. La Fontana di Bellerofonte (secolo XVII), conosciuta anche come "fontana dei tre cannuòli" per la sua conformazione, è un'opera dello scultore bergamasco Cosimo Fanzago, sita nel centro storico nella parte alta di corso Umberto I. Il Castello ha la particolarità che, contrariamente a molti dei castelli irpini, sorge nel punto più basso della città. La prima parte del castello è stata realizzata sotto la dominazione dei Longobardi nel VI secolo d.C. è circondato dai fiumi Fenestrelle e Rio San Francesco. Una passeggiata lungo Corso Vittorio Emanuele II o soffermarsi in Piazza della Libertà significa scoprire altre peculiarità della città irpina come l'orto botanico, la villa comunale e altre strutture di architettura religiosa o civile.

DA MANGIARE. Molto si basa sulla cultura della pasta casalinga come i Fusilli avellinesi, rigorosamente fatti a mano, con la farina di semola, conditi con ragù, polpettine di carne fritte, basilico e una spolverata di pecorino. Grazie alla presenza di numerosi allevamenti i formaggi sono altre tipicità locali e oltre al caciocavallo, la scamorza, il burrino e i caprini, sono da menzionare la Ricotta Laticauda, il Pecorino Bagnolese e quello Carmasciano, prodotti che fanno parte della cultura casearia italiana. Nel periodo di Santa Lucia si possono gustare i Cicci di Santa Lucia, zuppa preparata con un misto di cereali e legumi, con aglio e peperoni. Tra i secondi, in gran parte a base di carne per la distanza dal mare, segnaliamo il Brasato avellinese a base di carne di vitello macerarata nel pepe verde, nel pepe rosso e nel pepe nero. La Pizza alla ricotta proposta in una forma più rustica, preparata con la farina di frumento. Il condimento è a base di ricotta, salsiccia o prosciutto e uova. Grande la varietà di salumi come la soppressata, magari gustata con pane locale di Calitri o Montecalvo. Tra i dolci il Spantorrone tipica delizia avellinese che consiste in un torrone avvolto nel pan di Spagna imbevuto di rhum e liquore. Un pranzo non può essere completo senza degustare i vini locali che sono tra i migliori della produzione italiana come i bianchi Greco di Tufo e Fiano di Avellino complementari al rosso Taurasi.

(I Cicci di Santa Lucia, foto IrpiniaNews)

LO STADIO. Lo stadio Partenio-Adriano Lombardi che ha sostituito il vecchio impianto di "Piazza d’armi" è stato costruito da Costantino Rozzi e inaugurato nel 1971. Ospita gli incontri interni dell'Avellino, Il nome deriva dalla catena montuosa del Partenio che circonda la città. Successivamente a causa della morte per sclerosi laterale amiotrofica dell'ex capitano dell'Avellino Adriano Lombardi, il Comune deliberò di intitolare a questi lo stadio nel novembre 2011. È il terzo stadio della Campania per capienza con 26.308 posti a sedere dopo il San Paolo di Napoli e l’Arechi di Salerno,ma nel decennio degli anni 80' arrivó ad accogliere più di 40.000 persone.
Situato in Contrada Zoccolari, ha un manto in erba sintetica, misura 105 x 68 m in pianta ovale e buona visibilità da tutti i settori. Attualmente è omologato per 10.215 spettatori dei quali 800 ospiti. I settori in cui è suddiviso sono la Curva Sud (4.500 posti) che ospita la maggior parte delle tifoserie organizzate, la Curva Nord (840 posti) è ridotta in capienza per ragioni di sicurezza e ospita o spicchio di stadio riservato alla tifoseria ospite circondato da una gabbia di protezione, la Tribuna Montevergine (3.375 posti) unico settore coperto dello stadio, comprende due tribune laterali, una centrale, una d'onore e una riservata alle autorità. Al centro del settore sono poste alcune delle telecamere televisive e la Tribuna Terminio tribuna speculare alla Montevergine ma senza la copertura. Al suo vertice è situata la tribuna stampa.
Sono molti gli eventi ospitati dallo stadio avellinese e tra questi ricordiamo l'amichevole Italia-Germania 1-2 (1986) e la finale di ritorno della Coppa UEFA tra Juventus e Fiorentina terminata 0-0 (1990).

(foto AtripaldaNews)

Come raggiungere il Partenio-Lombardi: clicca qui


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